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Tra Isis, facebook, Arabia Saudita e Parigi

4 commenti

Su suggerimento di @Wonder Virgola, @E.M., @Francesco Vitellini, @Little Fury Things.

Quanto è “semplice” conoscere jihadisti su facebook, cosa comporta l’endogamia di Facebook applicata alla jihad?

Questo reportage di Gurvan Kristanadjaja, tradotto da Internazionale, mostra come sia facile entrare in contatto,via Facebook, con simpatizzanti dello Stato Islamico: come sia difficile distinguere simpatizzanti da attivisti, e soprattutto, come l’algoritmo alla base del successo di Facebook influisca su tutto ciò.

[…]Facebook non ha alcuno strumento che le permetta di distinguere con certezza le persone che chiamano al jihad da quelle che si mostrano semplicemente a favore dell’autoproclamato Stato islamico. E Facebook si ritrova in una situazione complessa e paradossale: il motivo del suo successo – ossia creare e mantenere delle comunità di interesse – è anche ciò che ne fa lo strumento migliore della propaganda jihadista. Il social network è intrappolato nel proprio algoritmo.

Il rapporto con i social network viene raccontato anche da Friedman, ma in un contesto del tutto diverso: quello dell’Arabia Saudita, in una ottimistica descrizione del paese:

It appears that conservatives here have a lot more competition now for the future identity of this country, thanks to several converging trends. First, most of Saudi Arabia is younger than 30. Second, a decade ago, King Abdullah said he’d pay the cost for any Saudi who wanted to study abroad. That’s resulted in 200,000 Saudis studying overseas today

In quest’articolo non si parla solo di un possibile sganciamento dell’Arabia Saudita dal sistema di potere tradizionale, ma anche dell’opinione di Mohammed bin Salman (principe ereditario) su Occidente e ISIS:

He complained that at a time when ISIS is blowing up mosques in Saudi Arabia in an effort to destabilize the regime, the world is accusing Saudi Arabia of inspiring ISIS: “The [ISIS] terrorists are telling me that I am not a Muslim. And the world is telling me I am a terrorist.”

Infine, per tornare ai fatti di Parigi, due testimonianze molto forti: quella di Robert McLiam Wilson, nato a Belfast e da 7 anni abitante di Parigi, che ci ricorda l’«energia dell’odio» (apparso sul numero del 18 novembre del settimanale «Les Inrockuptibles»).

Infine, la prima intervista degli Eagles of Death Metal sull’attentato al Bataclan, con un breve articolo di Pitchfork.

 

Dai commenti:

Pilip G. Tripud, rispetto alle dichiarazioni del pricipe ereditario secondo cui l’ISIS sia causa di USA e Iran, aggiunge:

Su questo punto vale la pena di leggere anche le dichiarazioni di al-Kalbani (ex imam della moschea al-haram della mecca, cioè quella dove si trova la Ka`ba e, per la precisione, non proprio incline a posizioni ecumeniche, avendo considerato tutti i sapienti sciiti come apostati e dato che si rallegra di non avere chiese in Arabia Saudita), che definisce l’isis un vero frutto del salafismo, sia pure continuando imperterrito a ritenere che il salafismo sia salvabile.

 

 Immagine CC BY-SA 2.0 da flickr

 

 


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